Xi Jiping: un leader autorevole o autoritario?

Ultimamente i media di tutto il mondo si sono focalizzati sulla riforma cinese che abolisce il limite dei due mandati del Presidente.

Oltre a essere segretario del Partito comunista, presidente della Repubblica popolare e della potentissima Commissione militare centrale, Xi ha collezionato una decina di altri titoli e incarichi, assommando sulla sua persona, addirittura più potere di quello che aveva a suo tempo Mao.

Xi ha già fatto della pulizia agli abusi il centro della sua politica interna per ridare armonia al paese, offrendo una campagna di moralizzazione che desse a tutti i cittadini l’idea della sobrietà e del rispetto dei valori tradizionali confuciani, affinché tutti si sentano su un unico treno in marcia verso la stessa meta.

Anche l’estero Xi ha lanciato una politica di espansione attraverso “One Belt One Road”, ovvero le rinnovate Vie della Seta, marittime e terrestri, investendo ingenti capitali in oltre ottanta Paesi con il chiaro messaggio di apertura, in aperto contrasto con l’America, soprattutto quella di Trump, rischiusa in se stessa, con un disimpegno dalle posizioni del passato in Asia, nel Medio Oriente, e in Europa.

Queste considerazioni si inseriscono in un più ampio movimento mondiale che vede nelle democrazie, in primis in quella americana ma anche in alcuni paesi europei, la prevalenza di leader populisti e al contemporaneo rafforzamento di autocrati in altri paesi.

Una possibile chiave di lettura di tutto ciò è che, di fronte al mondo sempre più complesso e interconnesso, con incertezze radicali e fenomeni di continue emergenze (migrazioni, distruzioni di posti di lavo a causa delle nuove tecnologie, squilibri nella distribuzione della ricchezza, percezioni di estremi cambiamenti climatici), i cittadini preferiscono affidarsi a leader forti, o che lanciano messaggi di “forza” rassicurante, volti a dare a ciascuno la risposta alle proprie paure, salvo poi, dove si vota, cambiare alla tornata successiva dopo che si è constatato che le promesse non sono state mantenute.

Negli Stati Uniti abbiamo visto il fenomeno Trump, in Europa sono forti i sentimenti populisti, con la crescita di partiti e movimenti diversi con connotazioni antisistema e “il popolo” al centro del dibattito o programma elettorale.

Quello che appare evidente è la richiesta diffusa di leader forti, autorevoli e, pazienza, se autoritari, che spiega il successo del miliardario Trump, il gradimento elevato di Putin, il rispetto per il nazionalista hindu di Modi, l’approvazione che gode Abe e quello di Xi.

C’è da sperare che tutti questi uomini che hanno raggiunto un grandissimo potere sappiano autolimitarlo e passare la mano al momento giusto, ricordando quanto hanno fatto Diocleziano e Carlo V, Imperatori di ben più vasti imperi, che si sono ritirati a coltivare le rose o a pregare all’Escorial quando ritennero che la loro missione storica era terminata.

 


Autore: Stefania Tucci
www.stefaniatucci.com

Stefania Tucci si è sempre occupata di finanza, come advisor di importanti gruppi internazionali. Vive tra l’Europa e l’Asiae ha pubblicato “L’Asia ai miei occhi”, reportage con gli occhi di un osservatore geo politico di 25 anni di viaggi in Asia.