Accertati della provenienza del pesce quando mangi al Ristorante

Hai mai pensato che se mangi pesce, anche occasionalmente, allora c’è una buona probabilità che ti sia servita una specie che in realtà non avevi ordinato?
Una nuova indagine durata un mese da parte del gruppo di difesa oceanica ha scoperto una frode diffusa e persistente nel settore ittico statunitense. L’organizzazione ha testato 449 pesci di oltre 250 ristoranti, mercati ittici e negozi di generi alimentari in tutto il paese e ha rilevato che il 21% dei campioni era etichettato in modo errato.
In due ristoranti della Florida, il pesce gatto asiatico importato a buon mercato ed una tipologia specifica di cernia, una specie che si trova solo nell’Oceano Indiano, sono stati venduti al posto di un’altra specie molto più ricercata. A Washington, DC, la spigola su un menu del ristorante si rivelò essere tilapia. E in un negozio di alimentari a Springfield, in Virginia, il rombo della Groenlandia era etichettato come l’halibut dell’Alaska.

Il pesce etichettato in modo errato è un problema dilagante in tutto il mondo, quello che si è potuto osservare da quasi un decennio. In un’analisi del 2013, il gruppo di analisti ha rilevato che fino a un terzo del pesce venduto negli Stati Uniti era erroneamente etichettato.

Il nuovo studio non includeva i 13 tipi di prodotti ittici importati coperti dal programma federale di monitoraggio delle importazioni di pesce. Istituito nel 2018, il programma mira a combattere la pesca illegale e l’etichettatura errata richiedendo il tonno importato, il granchio reale, i gamberetti e altri frutti di mare ad alto rischio di frode per contenere dati di tracciabilità fondamentali relativi al raccolto e alla spedizione.
La misura in cui continuano a verificarsi frodi nei ristoranti e nei mercati statunitensi è scioccante, afferma Kimberly Warner, autrice del rapporto di analisi effettuato.

Un terzo dei venditori che sono stati presi in esame nel 2018 hanno venduto prodotti con etichetta errata. Tra le specie testate, la spigola presentava il più alto tasso di errore di etichettatura, al 55%, seguito dal dentice al 42%. Nell’area dei Grandi Laghi, le specie importate dall’Asia e dall’Europa sono state commercializzate come pesce persico giallo catturato localmente.

Il rapporto non identifica le attività commerciali specifiche, dal momento che non è chiaro in quale punto della catena di approvvigionamento si sia verificato l’errore di etichettatura, afferma Warner. Mentre è probabile che alcuni ristoranti e mercati vendano consapevolmente una specie di pesce come un’altra, altri potrebbero non essere completamente a conoscenza.

Tramite altre ricerche si è a conoscenza del fatto che che l’errore di etichettatura può accadere in qualsiasi momento, per questo, sembrava ingiusto richiamare solo l’ultimo punto della catena di approvvigionamento in cui si è acquistato il pesce.
Infatti in passato, su 200 articoli esaminati, quasi un campione su cinque in tutto è stato erroneamente etichettato e questo accade in tutte le parti del mondo.

E’ dunque d’obbligo richiede nuovi regolamenti che etichetteranno che tutti i frutti di mare ed i pesci nazionali e quelli importati che possano essere tracciati dal momento della cattura a quando viene venduto al mercato o servito in un ristorante. Il problema con il programma di monitoraggio delle importazioni di pesce è che copre solo una manciata di specie e si ferma al confine degli stati.

Si dovrebbe ampliare il programma ed estenderlo a tutti i prodotti ittici, in modo che il consumatore possa avere fiducia di ciò che sta mangiando, perché sicuro, legale e onestamente etichettato.

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